Storia amministrativa o biografica del record IT-CDEC-ST0101-000001

http://dati.cdec.it/lod/shoah/administrativeBiographicalHistory/IT-CDEC-ST0101-000001 <http://culturalis.org/oad#AdministrativeBiographicalHistory>

Agata Herskovits nasce il 29 luglio 1924 a Berehovo, in Rutenia, allora parte della Cecoslovacchia e oggi in Ucraina, figlia di Luigi, di professione commerciante di vini, e Rosa Rebecca Amster. Nel 1929 la famiglia si trasferisce a Fiume dove Agata, (per tutti, Goti) trascorre gli anni della formazione scolastica. L'emanazione delle leggi razziali nel 1938 provoca conseguenze drammatiche anche per gli ebrei fiumani: Luigi Herskovits deve sospendere l'attività lavorativa, mentre Goti e il fratello minore Tibor vengono espulsi dalla scuola e sono costretti a proseguire gli studi privatamente. A seguito dell'armistizio dell'8 settembre 1943 la situazione si deteriora rapidamente: dopo un primo periodo di incertezza, Goti riesce a far ricoverare il padre, seriamente malato, presso la Clinica Igea di Trieste e a rifugiarsi con il resto della famiglia a Viserba, in Romagna, utilizzando documenti falsi. Nella primavera del 1944 la famiglia si riunisce, in quanto la permanenza di Luigi a Trieste è divenuta troppo rischiosa, e decide di rifugiarsi in Svizzera, appoggiandosi alla rete clendestina di soccorso organizzata a Milano dal cardinale Schuster. Gli Herkovits, divisi in gruppi separati, raggiungono Varese e di qui si spostano a Ghirla, ma, a causa del tradimento delle guide, nei primi giorni di maggio vengono arrestati dalla guardia di finanza presso il valico di frontiera di Cremenaga. Dopo alcuni giorni di detenzione a Ponte Tresa, Varese e Como, tutta la famiglia viene trasferita prima a San Vittore e, in seguito, a Fossoli, dove il 16 maggio 1944 vengono tutti caricati su un convoglio diretto ad Auschwitz. Superata la selezione all'arrivo e dopo il periodo di quarantena,  Goti viene destinata alla bonifica delle paludi della Vistola e allo scavo delle trincee contro l'esercito russo. A seguito dell'avanzata dell'Armata Rossa, nel novembre del 1944 Goti viene trasferita a Wilischthal, in Sassonia, dove viene messa a lavorare in una fabbrica di munizioni; nell'aprile del 1945 viene trasferita a Theresienstadt. Dopo la liberazione del campo da parte dei russi, avvenuta l'8 maggio 1945, Goti si unisce ad un gruppo di italiane determinate a rientrare nel proprio paese e, insieme a loro, si sposta a Praga e quindi a Vienna, dove viene collocata in un campo per profughi a Wiener Neustadt, gestito dall'esercito russo. Aggregatasi, poi, ad un gruppo di profughi jugoslavi, riesce a fare ritorno a Fiume nel luglio 1945. Qui non ritrova nessuno della sua famiglia: i genitori infatti non avevano superato la selezione al momento dell'arrivo ad Auschwitz, mentre il fratello Tibor, come verrà a sapere molti anni dopo, era morto nel campo di Buchenwald nell'aprile 1945. In agosto, mentre è alla ricerca di notizie sul fratello Tibor, Goti si sposta a Milano: si iscrive all'università e trova lavoro come interprete presso il comando militare alleato. Sposatasi nel luglio 1946 con Rodolfo Bauer, si trasferiscono ad Asmara, dove rimangono fino al 1950, per poi fare ritorno definitivamente a Milano. Agata Herskovitz - Goti Bauer -  a partire dalla fine degli anni '80 ha cominciato a rendere testimonianza sulla propria esperienza di prigioniera nel campo di Auschwitz-Birkenau, profondamente convinta del dovere di mantenere viva la memoria della Shoah e della necessità di rivolgersi anzitutto ai giovani per renderli a loro volta testimoni di quanto accaduto. (1)

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